Le “nostre” montagne, quelle che comprendono l’Appennino Pistoiese in particolare, ben si prestano a svariate tipologie di attività sportive quali la pratica della mountain bike, disciplina molto apprezzata e praticata sia a livello amatoriale che a livello agonistico su tutto il territorio.

La mountain bike è il mezzo ideale per fare una bella pedalata fino al Rifugio Portafranca, posto a quota 1580 mt, alla sommità della Valle dell’Orsigna, al confine con la provincia di Bologna, per scoprire luoghi incontaminati, ricchi di storia e di fascino.

Treno + bici = binomio perfetto

Per questo tipo di escursione non c’è niente di meglio che utilizzare il treno, in linea anche con la “filosofia” di utilizzare mezzi alternativi all’automobile e sostenibili.

Carichiamo la nostra bike sul treno che parte da Pistoia, di buon’ora (partire sempre con un certo anticipo per queste escursioni), che salendo gradualmente arriva a Pracchia, la nostra destinazione, dopo una trentina di minuti di viaggio.

La stazione di Pracchia (620 mt circa slm) è posta sulla linea ferroviaria Pistoia-Bologna, che permise uno spiccato sviluppo delle attività commerciali e turistiche (fabbriche del ghiaccio, pastorizia, turismo bianco e verde) nella Montagna Pistoiese fino all’apertura della “Direttissima” Prato – Bologna che segnò l’inizio del graduale declino.

fapMolti decenni or sono (tra il 1926 e il 1965) la stazione divenne uno snodo di interscambio con la linea di Pracchia FAP (Ferrovie Alto Pistoiese) che serviva la linea Pracchia – Mammiano, poco dopo San Marcello Pistoiese, oggi divenuta una pista ciclo-pedonale molto bella e frequentata che tocca località come Maresca, Gavinana, Passo dell’Oppio e San Marcello.

L’itinerario

 

Mappa PercorsoL’itinerario inizia dal piazzale della stazione (si noti all’uscita l’edificio di fronte, la vecchia stazione FAP ancora esistente ma in stato di abbandono), paese che si attraversa dopo poche pedalate fino a giungere ad bivio con una strada sulla sinistra, che imbocchiamo per salire verso la valle dell’Orsigna (indicazione), e il paese omonimo. Da qui in poi è tutta salita, con qualche tratto in “falsopiano” per cui…. calma e pedalare! 🙂

Il dislivello da affrontare in questo tratto, che dalla stazione al Rifugio è di circa 1000 metri in poco più di 13 km, richiede un certo allenamento e una mountain bike adatta a percorsi fuori strada con fondo un po’ sconnesso, è consigliata una mountain bike “full” o biammortizzata, ma anche una “front” va bene possibilmente con una escursione minimo da 100 mm in su.

La strada asfaltata sale dolcemente, regalandoci subito delle belle visuali sul torrente Orsigna e i crinali, e passando da gruppi di case curva dopo curva si guadagna quota, per arrivare al paese di Orsigna (806 mt), dove è possibile fare una piccola pausa, per rinfrescarci alla fontana nella piazzetta. Nel centro del paese è presente anche un piccolo negozio di generi alimentari.

Si prosegue seguendo le tabelle CAI poste lungo la carreggiata che ci indicano il Rifugio, fino a raggiungere Case Corrieri (poco prima c’è un’altro approvvigionamento idrico “I Lavacchini” sulla sinistra), dove inizia la bella strada forestale che ci condurrà alla località Pian Grande (o Pian Selvano).
Il caldo si fa sentire (questo itinerario è stato percorso ad Agosto), ma per fortuna la strada è quasi tutta all’ombra dei faggi che si innalzano imponenti sopra di noi, regalandoci quel senso di pace e quiete che solo la Montagna può dare. Da alcuni tornanti più scoperti è possibile ammirare la vallata sotto di noi e godere di una vista eccezionale; qui non è difficile avvistare rapaci che si librano nel cielo in cerca di qualche preda o altri animali selvatici, di cui questa zona è molto ricca.
Arrivati all’ultimo tornante la strada procede in piano (“finalmente spianaaa”) e qui abbiamo due possibilità:

  • A) proseguire fino allo spiazzo a fine della strada per poi voltare a destra e salire gradatamente seguendo il segnavia CAI bianco-rosso (sent. nr. 35)
  • B) salire più decisamente dalla “diretta”, un sentiero che passa da alcune carbonaie (spiazzi dove i carbonai nei secoli scorsi producevano il carbone), segnalato con una piccola tabella bianco-rossa.

Da questo punto in poi – abbiamo all’incirca gli ultimi 200 metri di dislivello da fare e una mezz’oretta ancora di tempo – il sentiero è in parte pedalabile e in parte da fare con la bike a mano (o sulla schiena a seconda dei gusti!), il fondo molto sconnesso non concede di stare in sella per molti tratti e richiede parecchia tecnica, gambe e molto fiato per salire pedalando (mai pedalare in piedi sullo sconnesso, tenere il busto abbassato, posizionati bene sull’avantreno della bike per stabilizzarla, gomiti bassi e sguardo in avanti, ecc).
Si sale su, su e ancora su tra il bosco di faggi fino agli ultimi 10 minuti dal rifugio, che sono quelli più “tosti”, poiché la pendenza del tracciato è molto elevata; troviamo la tabella che ci indica di seguire a sinistra, quindi bici in spalla o a mano – come preferite – e coraggio…. ci siamo quasi! Un piatto di pasta e una fetta di torta ci aspettano, non sentite il profumo?!

Variante:

si può smorzare quest’ultima salita proseguendo dritto rispetto al cartello finale, mantenendo la destra su un altro sentiero (non marcato CAI, prestare molta attenzione), che compie un giro più largo, praticamente tutto pedalabile – eccetto pochissimi tratti – per ricongiungersi con il sentiero nr. 5 che proviene da Orsigna. Noterete salendo sulla destra altro segnavia alla vostra destra, del sentiero nr. 25 che scende alla Fonte dello Spirito (indicazione visibile su un tornante destrorso quando saliamo dalla strada forestale).
Arrivati sul sentiero nr. 5 dove c’è il palo con le tabelle si volta a sinistra per comodo sentiero (molto “flow” in gergo tecnico) che prosegue in pari per poi discendere verso il Rifugio.

E una volta al Rifugio….

Arrivati al Rifugio (aperto tutto il mese di agosto e gli altri mesi da aprile a ottobre il week end) troveremo ad accoglierci il gruppo di volontari della Sezione Cai di Pistoia, pronti a dissetarci e sfamarci con ottimi piatti cucinati con stufa a legna e le immancabili crostate, meritato premio dopo tutta la fatica durata, nonché panini con affettati, formaggi locali, bibite fresche, caffè e liquori vari per i buongustai. Un’ottima idea è pernottare in rifugio e godersi l’atmosfera magica dell’estate in montagna, con un cielo stellato da mozzare il fiato, e riprendere il percorso il giorno seguente. Presso il rifugio si possono trovare – oltre ai consigli dei giri da fare – anche le cartine aggiornate ristampate della zona.

Da questo meraviglioso luogo, quota 1580 mt, è possibile effettuare ulteriori escursioni ad anello o traversate, andando da un lato verso il crinale del passo della Nevaia e scendendo sul versante di Pratorsi, Maresca (Poggio dei Malandrini, Maceglia, ecc) che dall’altro verso la Fonte dell’Uccelliera, (merita assolutamente salire al Monte Gennaio) fino ad arrivare al Lago Scaffaiolo, oppure al Monte Cavallo, Porretta Terme e così via.

Chiusura dell’anello

L’itinerario di rientro effettuato in questa occasione si è svolto lungo il sentiero nr. 5 che scende ad Orsigna (tenere la destra e seguire il segnavia bianco-rosso), in un susseguirsi di panorami mozzafiato nella parte alta e poi tornanti con curve tecniche e tratti “flow” molto veloci, un po’ impegnativi per la pendenza e per il fondo talvolta sassoso (soprattutto nella parte più bassa emerge una mulattiera, ora un po’ scomposta). Chi ha la mountain bike biammortizzata troverà pane per i suoi denti!
Il lungo sentiero dà tregua ogni tanto, per far raffreddare un po’ i dischi roventi delle nostre bike sollecitati al massimo, per poi “ripicchiare” inesorabile in discesa, dopo aver superato la fonte della Gabelletta. L’ultimo tratto in discesa – un po’ più accidentato – si caratterizza per una bella galleria naturale di faggi, che successivamente lasciano posto a castagni (un tempo una risorsa economica dell’intera vallata e di Orsigna), e un antico selciato, residuo di vecchie mulattiere, consumate dalle intemperie, dall’acqua e dai numerosi passaggi di escursionisti. Il sentiero attraversa una borgata di case e giunge al termine su strada asfaltata, poco sopra il Molino di Giamba e di Berto, antico manufatto riattivato nell’anno 2000 dalla Cooperativa Val d’Orsigna e facente parte degli itinerari dell’Ecomuseo Montagna Pistoiese. Da qui si torna indietro per lo stesso itinerario fino a Pracchia, alla stazione fs, per chiudere l’anello dopo aver compiuto circa 25 km (escluse eventuali varianti in quota) e un’ascesa totale di 1399 mt.

Qualche consiglio:

Gli itinerari in questa zona di montagna sono impegnativi, va detto chiaramente, e non sono per biker alle prime armi, poiché i dislivelli sono consistenti e richiedono padronanza e tecnica necessaria per affrontare i sentieri – in certi punti di tipo alpinistico – molto stretti e talvolta esposti, per cui è richiesta molta esperienza, cautela e buon senso (se si è stanchi fermarsi o rinunciare a proseguire, alimentarsi a sufficienza e in tempo per evitare crolli fisici e di concentrazione). E ricordiamoci sempre che la Montagna va rispettata in ogni senso!

Va da sé che un buon biker coscienzoso rispetti scrupolosamente le regole più o meno identiche a chi pratica il trekking:

  • comunicare l’itinerario previsto a propri referenti o amici,
  • non avventurarsi da soli,
  • utilizzare un abbigliamento adeguato,
  • portare con sé tutto il necessario per riparare la bike,
  • indossare sempre zainetto, casco e guanti
  • portare cibo e acqua a sufficienza
  • consultare le previsioni meteo
  • munirsi di una mappa della zona se non si conosce il territorio e/o i percorsi
  • nelle situazioni di difficoltà rimanere sempre uniti e in caso rinunciare a proseguire,
  • e così via

Soprattutto d’estate è raccomandato di portarsi sempre con sé un’adeguata scorta di cibo e acqua, sali minerali, ecc ecc.

Per questo itinerario i punti di approvvigionamento idrici sono:

  • a Pracchia poco dopo la stazione sulla strada che va in paese, sulla destra in un piccolo parco,
  • a Orsigna in paese e in località “I Lavacchini”, sulla sinistra in discesa lungo la strada che va a Case Corrieri,
  • lungo la strada forestale ci sono un paio di sorgenti (una delle quali è la Fonte dello Spirito), però a volte potrebbero essere asciutte

Per esperienza personale consiglierei anche uno spray repellente per insetti, con un caldo eccessivo come in questo periodo fa molto comodo (i tafani e le mosche cavalline sono sempre in agguato pronte a martoriare l’escursionista!)

Per ulteriori informazioni rivolgersi alle Sezioni e ai Gruppi MTB del Cai o a persone esperte con altri titoli e qualifiche che conoscono bene il territorio e che praticano queste attività all’aria aperta, perché il divertimento deve essere garantito, ma la sicurezza è d’obbligo!

Per concludere non mi resta che augurarvi tante buone pedalate e arrivederci al Rifugio Portafranca in Mountain Bike!

Simone Pagnini / Sezione Club Alpino Italiano Pistoia